Ermanno Baldo, Direttore clinico del “Pio XII” Onlus,  al XXII Congresso SIMRI

È nota da tempo, che l’incidenza di asma è minore nei bambini e adolescenti che vivono in montagna. Allo stesso modo, l’esposizione ad altitudini moderate ha un effetto positivo importante sugli asmatici e su chi è ”debole di bronchi”, grazie alla ridotta esposizione agli allergeni, con riduzione dell’infiammazione bronchiale e conseguente miglioramento clinico.

Insomma, l’altitudine ha un ruolo positivo sull’asma migliorando le condizioni clinico-funzionali dei bambini che ne soffrono. Lo hanno dimostrato, tra l’altro, numerosi lavori scientifici svolti al “Pio XII” di Misurina, a una quota di oltre 1.700 mslm, L’Istituto “Pio XII” Onlus di Misurina è il centro  per le cure dell’asma pediatrica posto all’altitudine più alta tra i tre Centri Europei dedicati alla terapia dell’asma in alta quota.


Perché la media montagna fa bene?

Ma perché la media montagna fa bene? Il più importante cambiamento ambientale in montagna, con l’aumentare dell’altitudine, è la progressiva riduzione della pressione barometrica a cui si accompagna una progressiva riduzione della pressione di ossigeno. Riduzione che si mantiene modesta a 1.800 mslm.

Inoltre, l’aria più fredda e secca “depotenzia” l’esercizio e iperventilazione, altrimenti potenzialmente asmogeni, e ne favorisce l’esecuzione. Infine, in montagna sono virtualmente assenti gli allergeni inalatori e l’inquinamento, con numerosi effetti positivi sulle persone con malattie allergiche e respiratorie, primo fra tutti la possibilità di ridurre i farmaci, con risultati abitualmente ottenuti con alte dosi steroidi inalatori. In definitiva, quello che si riesce a ottenere con un soggiorno a media altitudine è un miglioramento clinico e funzionale con riduzione dell’infiammazione delle vie aeree.

La riduzione della densità dell’aria, come ha chiarito Ermanno Baldo agli specialisti presenti al congresso:

  • modifica il flusso dell’aria da turbolento a laminare;
  • determina una riduzione delle resistenze delle vie aeree al flusso;
  • favorisce la spinta respiratoria forzata;
  • migliora i parametri respiratori e la curva flusso-volume.

E ciò crea condizioni favorevoli all’attuazione di programmi di riabilitazione respiratoria con dimostrati effetti benefici sui sintomi.


I dati di Misurina

Alcuni dati preliminari su un piccolo gruppo di pazienti con asma persistente moderata o grave (26 bambini e ragazzi di età media 12 anni) hanno messo in evidenza come un soggiorno di 13 giorni presso l’Istituto “Pio XII” Onlus di Misurina, alla quota di 1.780 mslm, con un programma di riabilitazione respiratoria, sia in grado di migliorare molti parametri della malattia.

Nei piccoli pazienti sono state registrate differenze significative tra l’inizio del soggiorno e le dimissioni 13 giorni dopo: per il FeNO, p=0,05, per l’ACT, p=0,004; per la percentuale di eosinofili nell’espettorato, p=0,01; nel rinocitologico, p=0,01. (*) In altre parole, alle dimissioni è stato osservato:

  • il miglioramento del quadro clinico e l’ACT;
  • la riduzione dei parametri flogistici allergici (FeNO, Eosinofili);
  • riscontri riabilitativi positivi al ritorno a casa: aumento di adesione all’esercizio fisico, riduzione della massa grassa in un caso di sovrappeso.

“Chi ha tempo non aspetti tempo”

Alcune malattie respiratorie che esordiscono durante l’infanzia persistono fino all’età adulta. Così, bambini con una funzionalità polmonare ridotta nei primi anni di vita a causa di asma mantengono questo deficit anche nell’adolescenza e fino all’età adulta.

La ragione c’è: la funzionalità polmonare (misurata con il FEV1) aumenta nell’arco della vita con lo sviluppo dell’apparato respiratorio fino a raggiungere il suo livello massimo intorno ai 25 anni di età. Dopodiché, inizia a decrescere progressivamente, restando tuttavia sopra i limiti della norma. Al contrario, nei bambini con funzione polmonare ridotta, l’aumento fisiologico di quest’ultima non è sufficiente a garantire un margine di funzionalità che li metta al sicuro dal calo che si verificherà con l’avanzare dell’età (vedi il grafico qui sopra).

Così, in uno studio australiano con circa 400 bambini di 7 anni, tra cui 113 asmatici (ai quali successivamente venne aggiunto un ulteriore gruppo di 83 bambini dell’età di 10 anni con asma grave), controlli spirometrici seriati nel corso degli anni hanno evidenziato, ben 43 anni più tardi,  che la funzionalità respiratoria era sostanzialmente invariata rispetto a quelle osservata all’età di 7 e 10 anni in tutti gruppi, asmatici e non asmatici. A dirci che il deficit nella funzione respiratoria in età pediatrica è destinato a mantenersi anche in età adulta o addirittura a peggiorare. È il cosiddetto fenomeno del tracking (ben noto in ambito pediatrico), che costituisce la base razionale per iniziare in età pediatrica un determinato trattamento utile. Ciò vale per l’obesità infantile, per esempio, e vale a maggior ragione anche per l’asma.

In altri termini, la funzionalità polmonare e i volumi polmonari raggiunti dopo la pubertà rendono particolarmente rilevanti nell’asma le opportunità di riabilitazione respiratoria dall’età pediatrica all’età adulta. Ecco perché, presso l’Istituto “Pio XII” di Misurina, vengono praticati e studiati programmi di riabilitazione respiratoria in altura proprio per i pazienti in età pediatrica. Prima, cioè, che lo sviluppo sia completato.


Riferimenti

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*) L’ossido nitrico nell’aria espirata (FeNO) è un indice del grado di infiammazione delle vie aeree e nelle persone con asma è aumentato. La percentuale di granulociti eosinofili (globuli bianchi il cui numero aumenta durante le infezioni e anche nelle reazioni allergiche) nell’espettorato o nella mucosa nasale è un parametro di infiammazione eosinofila delle vie aeree. Il test per il controllo dell’asma (ACT) è un questionario di cinque domande per stabilire il livello di controllo dell’asma.