Nello studio condotto all’Istituto “Pio XII” Onlus di Misurina, il rapporto con le figure genitoriali appare ambivalente. Nelle interviste narrative su cui si basa lo studio, ragazze e ragazzi riconoscono, a parole, la necessità di avere genitori informati e che sappiano contrapporsi a loro, controllando che assumano regolarmente i farmaci e costringendoli a farlo se necessario.1

Ma, “scavando” più in profondità, quello che sembra contare di più per i ragazzi è il loro desiderio di essere autonomi. I genitori vengono infatti descritti come attenti e spaventati, e per questo eccessivamente presenti, come controllori invadenti, generando nei ragazzi insofferenza e desiderio di ribellione. Di più, per alcuni, i genitori utilizzerebbero l’asma come “alibi” per non permettere loro di uscire con alcune compagnie.

Dai ragazzi, i genitori sono vissuti come attenti, spaventati, e fin troppo presenti, come controllori invadenti, che generano insofferenza e desiderio di ribellione.

Anche gli insegnanti, secondo i ragazzi intervistati, non sembrerebbero consapevoli dei limiti che la patologia respiratoria impone a chi ne soffre, e per questo tenderebbero spesso a incitare i ragazzi a svolgere tutte le attività come se il senso di costrizione bronchiale e la dispnea fossero un capriccio o una scusa per non impegnarsi. Ed è un vissuto, questo dei pazienti intervistati, che in molti casi riflette una realtà di fatto.

Il rapporto con i medici e gli operatori è sfaccettato. Da un lato, ragazze e ragazzi ricercano nel personale sanitario dei riferimenti anche al punto di vista emotivo, coi quali condividere valori e opinioni.

Ma le esperienze raccolte nello studio parlano di rapporti distaccati, poco empatici e talvolta conflittuali; ragazze e ragazzi hanno spesso la sensazione di essere sottovalutati, non sufficientemente creduti e compresi, e dunque lasciati soli. Dai ragazzi più “insoddisfatti” della relazione con i medici, emerge anche la sensazione che questi siano “incompetenti”, in quanto si affiderebbero meccanicamente ai farmaci senza soffermarsi sull’ascolto del paziente. Non pochi pazienti esprimono il bisogno di essere riconosciuti come soggetti in grado di gestire la propria terapia in autonomia, basandosi sulla percezione soggettiva dei sintomi.

In definitiva, i ragazzi che assumono più regolarmente le terapie e che hanno punteggi inferiori di gravità grazie a un miglior controllo dei sintomi, sono anche quelli che percepiscono una vicinanza affettiva da parte degli adulti di riferimento (genitori, insegnanti e medici).


Riferimenti bibliografici

  1. Xodo A. Percezione della malattia e aderenza al progetto terapeutico riabilitativo. Il punto di vista degli adolescenti asmatici. Psicologia della Salute 2018;3:74-94.