Parlamento europeo: sono troppo alti i livelli di inquinanti atmosferici

“Livelli di inquinamento sono oltre la soglia massima individuata dall’OMS”. Così l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA). E l’Italia è il paese europeo in cui sono registrati più decessi in valori assoluti (oltre 91.000 morti premature stimate). In tutto il Vecchio Continente salgono a 520 mila le morti premature dovute all’aria insalubre, – si legge nel rapporto. – Circa l’85% della popolazione urbana dell’Unione Europea è esposta a particolato fine (PM 2,5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Vi è una stretta correlazione tra inquinamento atmosferico e sintomi sia asmatici sia di altre patologie respiratorie. E con il peggioramento della qualità dell’aria aumentano corrispondentemente i ricoveri e gli accessi in pronto soccorso per i bambini che soffrono di malattie dell’apparato respiratorio quali l’asma.

A dire il vero, la qualità dell’aria è migliorata negli ultimi quindici anni: la media annuale PM10 è scesa del 75% tra il 2000 e il 2014, mentre le concentrazioni di PM 2,5 sono diminuite in misura corrispondente tra il 2006 e il 2014. Ma il Parlamento Ue ha ritenuto che tali progressi non siano sufficienti, anche in considerazione del fatto che proprio il PM 2,5 viene considerato responsabile di 436.000 morti premature in Europa nel 2013 (molte delle quali per malattie respiratorie), ha approvato in via definitiva nuovi limiti nazionali più bassi per le emissioni delle principali sostanze inquinanti, tra cui NO2, particolato sottile e biossido di zolfo, da raggiungere entro il 2030.

Nel 2014, il 16% della popolazione urbana nell’UE allargata a 28 è stato esposto a livelli di PM10 al di sopra del valore limite massimo giornaliero UE, mentre l’8% è stato esposto a livelli eccessivi di PM2,5. Ma, se consideriamo i valori guida più rigorosi della qualità dell’aria fissati per proteggere la salute umana, le percentuali di abitanti delle città esposti circa salgono rispettivamente al 50% e addirittura all’85%.

L’inquinamento atmosferico da particolato sottile è in relazione con l’infiammazione delle vie aeree e con l’aumento delle resistenze respiratorie. Al contrario, vi sono dati che suggeriscono che questi soggiorni in alta quota, in zone non inquinate e quindi lontane dall’esposizione agli allergeni, possono portare a una riduzione dei farmaci da assumere e quindi a un miglior controllo della terapia. (leggi un’intervista al Prof. Renato Cutrera, Presidente della Società Italiana Malattie Respiratorie Infantili, SIMRI)

E, in effetti, l’asma e i disturbi del respiro del bambino, e in particolare l’asma di difficile trattamento, si possono curare efficacemente in montagna, dove le condizioni climatiche peculiari garantiscono una ridotta esposizione agli inquinanti ambientali.